• Isaia Silvano | Daelar Animation

Il Mio Vicino Totoro: l'infanzia per Hayao Miyazaki

Una delle opere più famose di Hayao Miyazaki, nonché dello Studio Ghibli, nel 1988 riesce a travolgere il pubblico giapponese diventando in breve tempo uno dei film d'animazione più amati della storia del medium. La creatura buffa e pacifica de Il Mio Vicino Totoro, infatti, diventa subito il simbolo della casa di produzione fondata nel 1985 da Miyazaki, Isao Takahata, Toshio Suzuki e e Yasuyoshi Tokuma e, ancora oggi, rappresenta una delle mascotte più celebri e riconoscibili del mondo dell'arte animata, esattamente come il castello di Cenerentola della Walt Disney Pictures o la lampada Luxo Jr. dei Pixar Animation Studios. La storia, liberamente tratta dal romanzo Alice nel Paese delle Meraviglie (1865) di Lewis Carroll, è una gioviale commedia fantasy e narra le avventure di Satsuki e Mei, due vivaci bambine che, assieme al padre, si trasferiscono nei pressi dell'ospedale dove la madre è costretta a risiedere perché gravemente malata. Questa particolare motivazione del trasferimento delle protagoniste nasce da un elemento biografico dell'autore. Miyazaki, infatti, durante la sua infanzia ha vissuto con la madre quasi perennemente ricoverata per tubercolosi spinale, e tale circostanza si può ritrovare anche in altre opere sceneggiate e/o dirette dal maestro come Arrietty (2010) e, più esplicitamente, in Si Alza Il Vento (2013).



Il Mio Vicino Totoro | Daelar Animation
© Studio Ghibli | © Toho


Appena arrivate nella nuova casa, le bambine vengono a contatto con spiriti che, come dice l’anziana del villaggio, si possono vedere solamente con gli occhi di chi ancora sa osservare il mondo in modo sincero. Totoro, lo spirito guardiano del gigantesco albero che si erge dietro la nuova casa, prenderà in simpatia le sue nuove vicine tanto esuberanti quanto rumorose?


Quest'opera del 1988, anno nel quale il Giappone diventa il quarto "faro" del cinema animato mondiale dopo Europa (soprattutto Francia, Cecoslovacchia, Germania e Italia), Stati Uniti d'America e URSS, rappresenta uno dei lungometraggi più sereni e amabili di Miyazaki, regista che dopo Il Castello nel Cielo (1986) vuole portare il suo studio ad essere ammirato soprattutto dai bambini e dalle famiglie giapponesi. Nello stesso anno di pubblicazione de Il Mio Vicino Totoro, escono nelle sale cinematografiche due giganti del cinema d'animazione che invece si interfacciano a un pubblico decisamente più adulto: La Tomba delle Lucciole di Isao Takahata, regista che vuole portare verso lo Studio Ghibli anche un target maturo, e Akira di Katsuhiro Otomo, mangaka e regista che negli anni '80 rivoluziona i medium del fumetto e dell'animazione attraverso la sua visionaria rilettura del genere cyberpunk.



La Tomba delle Lucciole | Daelar Animation
© Studio Ghibli | © Toho


Mentre La Tomba delle Lucciole non riscuote successo e attutisce in maniera importante il guadagno ricevuto dal Ghibli grazie all'esplosione mediatica de Il Mio Vicino Totoro, Akira trionfa sia in Giappone che all'estero, divenendo dunque, già nell'anno di uscita, la chiave dell'incredibile espansione in Occidente degli anime cinematografici. L'affermazione internazionale dell'animazione giapponese era già stata consolidata tra gli anni '70 e l'inizio degli anni '80 attraverso serie animate cult quali, per esempio, Tiger Mask (1969), in Italia conosciuta come L'Uomo Tigre, Le Avventure di Lupin III (1971), Mazinga (1974), UFO Robot Goldrake (1975), Capitan Harlock (1977) e Ken Il Guerriero (1983), ma Akira sconvolge letteralmente il medium sia da un punto di vista commerciale e di distribuzione, sia da un punto di vista artistico. Dopo la pubblicazione del lungometraggio di Otomo, lo sguardo del pubblico generalista verso l'animazione orientale cambia radicalmente, si fa attento e più rispettoso, in quanto si riconosce nei lavori di certi professionisti un'autorialità definita, impegnata e vicina a tematiche e influenze occidentali. Adesso anche lo spettatore che vuole il cinema spettacolare di Hollywood può quindi ritenersi soddisfatto da un mercato prima molto limitato, in cui difficilmente si potevano ricercare film inediti e nel quale la maggior parte delle opere autoriali venivano presentate timidamente all'infuori del "Paese del Sol Levante".



Akira | Daelar Animation
© TMS Enterteinment Co. | © Toho


In Giappone, infatti, a partire dagli anni '70 erano già stati prodotti alcuni capi d'opera e capolavori dalle qualità artistiche uniche nell'animazione, tuttavia risultavano praticamente irreperibili. Tali film sono Belladonna of Sadness (1973) di Eiichi Yamamoto, Goshu Il Violoncellista (1982) di Isao Takahata, Nausicaä della Valle del Vento (1984) di Hayao Miyazaki, Lamù 2: Beautiful Dreamer e Angel's Egg (1984/1985) di Mamoru Oshii e Le Ali di Honnêamise (1987) di Hiroyuki Yamaga.


Il Mio Vicino Totoro, lungometraggio importante ma decisamente più leggero e accessibile in confronto a tutte le opere appena citate, rappresenta il film di Miyazaki che più di ogni altro riesce a esprimere in maniera cristallina la poetica equilibrata del pensiero socio-politico dell'autore. I rapporti propositivi e di rispetto tra uomo e natura, senza la presenza di guerre, di armi o di maledizioni, descrivono infatti un'ambientazione sia realistica, sia utopica che il maestro sostiene e raffigura dall'inizio della sua carriera; una società rurale in perfetta armonia con l’ambiente ripresa direttamente dall’isola di High Harbor, paesaggio principale della sua opera omnia: Conan Il Ragazzo del Futuro (1978).



Il Mio Vicino Totoro | Daelar Animation
© Studio Ghibli | © Toho


Anche se, quindi, nel film le tematiche non mancano (il rapporto tra sorella minore e maggiore, la critica verso il lavoro che spesso in Giappone prevale sull’unità familiare e, più rilevante di tutte, l’importanza della fantasia, del gioco e dello svago per i bambini), il quarto film di Miyazaki non può essere considerato né uno dei suoi lungometraggi più originali, né un punto di arrivo della sua sfaccettata poetica. I punti di forza concettuali de Il Mio Vicino Totoro, infatti, si presentano pressoché riciclati e ricontestualizzati da lavori precedenti del maestro come Panda Go! Panda (1972), mediometraggio nel quale già si nota la presenza della creatura protagonista, Heidi (1974), serie animata di Takahata che tratteggia tutti gli argomenti ambientalisti e squisitamente umani del lungometraggio, e ovviamente Conan Il Ragazzo del Futuro. Personaggi statici ma perfettamente caratterizzati, musiche allegre e coinvolgenti scritte da Joe Hisaishi e una suggestiva regia costituiscono un'opera adatta a tutte le età. Il lungometraggio, inoltre, presenta al suo interno uno dei fotogrammi più iconici dell'animazione giapponese e una delle migliori sequenze della carriera di Miyazaki: l’incontro tra Satsuki, Mei e Totoro alla fermata dell’autobus del “Grande santuario di Inari” (vedi immagine precedente). Tale scena si mostra di una delicatezza eccezionale, una sensazione dolce e sognante che abbraccia ogni singolo particolare presente nelle inquadrature.



Il Mio Vicino Totoro | Daelar Animation
© Studio Ghibli | © Toho


Le bambine stanche ma meravigliate dal candore di Totoro, il magico e stravagante Gattobus, il curioso rospo nella pozzanghera diventano soggetti di un luogo dove spazio e tempo cessano di esistere, dove la fantasia prende il posto di una realtà prima noiosa ed oppressiva. Tecnicamente, questa lunga e straordinaria sequenza rappresenta una delle vette artistiche raggiunte dal maestro. L'intera scena, oltre ad essere girata con una maestria disarmante, riesce a far trasparire i sensi di gioia e distacco che provano le due piccole protagoniste dell'opera, bambine che di punto in bianco vedono apparire due enormi mostri fantasmatici che però non potrebbero incutere vero timore proprio a nessuno. La genialità di questo unico punto veramente suggestivo e brillante del Il Mio Vicino Totoro risiede appunto nella capacità di Miyazaki di trasportare le emozioni dei personaggi, mutarle a seconda delle singole situazioni e, col piacere del fantastico, infonderle nell'animo dello spettatore, adulto o piccino che sia. Il grande regista Akira Kurosawa, dopo aver visto il film al cinema nel 1988, encomia il lavoro del maestro dichiarando che per lui rappresenta uno dei vertici della settima arte giapponese e inserisce il lungometraggio tra le sue cento pellicole del cuore. Hayao Miyazaki, quindi, compie con quest'opera un primo grande passo per diventare il massimo esponente del suo medium in Giappone, ovvero acquisisce per la prima volta - in patria - importanza e rinomanza pubblica al di fuori del panorama dell'animazione.