• Simone Capuano | Collaboratore

Penguin Highway: l'estraneità come fonte di conoscenza

Il pinguino, in arte, è stato più volte argomento simbolo di molteplici rivisitazioni e interpretazioni. Nell'animazione è stato ritratto in tantissime opere come Mawaru Penguindrum (2011), Yona Yona Penguin (2009), Polar Bear - Shirokuma - Cafè (2012/2013), Minori Scramble! (2012), Neon Genesis Evangelion (1995/1996) e, volendo aggiungere anche apparizioni minori ma alquanto significative, anche con Peggy la "formichimera" in HxH (2011/2014). Si può dunque affermare che il pinguino sia una creatura che si è saputa imporre costantemente nel medium orientale di qualsiasi genere: dalla commedia al dramma. Il film Penguin Highway (2018) di Hiroyasu Ishida trae dal pinguino, principale ispirazione ed elemento concettuale centrale dell'opera, la naturale essenza dei suoi temi: l'essere etichettati in qualcosa e il non riconoscersi. I pinguini infatti sono uccelli, tuttavia non volano. Ishida, dunque, esprime con il suo film un messaggio splendido e una presa di posizione forte e chiara. Dietro a un tale percorso evolutivo si cela lo spirito di qualcuno che non sa arrendersi alle definizioni, di chi ribalta le convezioni e che non può che riguardare il piccolo Aoyama, costretto a vivere questa condizione ogni giorno. Il pinguino raffigurato nell'opera prima di Ishida ha uno spirito indomito, capace di entrare in contatto con le emozioni e con le intuizioni di un bambino alla costante ricerca del sapere; è insomma il totem di chi possiede una spiccata intelligenza emotiva e di chi è naturalmente aperto alle energie spirituali.



Penguin Highway | Daelar Animation
© Studio Colorido | © Toho


Qualcosa sta convogliando piccoli pinguini nel mezzo di un campo in una piccola città, seguendo un tragitto chiamato la Penguin Highway, un irresistibile mistero che si presenta come un incrocio tra Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo (1978) di Spielberg e Stranger Things (2016/in corso) di Matt e Ross Duffer, se il senso di orrore di una di queste influenze fosse sostituito dalla meraviglia, e se gli strani avvenimenti che accadono nelle due opere statunitensi si svolgessero in pieno giorno piuttosto che in un'oscurità più atmosferica.


L'opera Penguin Highway racconta la storia di Aoyama, un bambino di quarta elementare, con un'insaziabile sete di conoscenza, che passa le sue giornate a compiere osservazioni dettagliate sul mondo che lo circonda. Tramite un forte senso di sicurezza che guarda precocemente alla vita adulta, Aoyama incontra una ragazza che lavora presso una clinica odontoiatrica, prendendola in simpatia e chiamandola subito "sorellona". Il suo sforzo per impressionarla lo porta a iniziare una non comune conversazione, motivo per il quale la ragazza gli insegnerà come giocare a scacchi. Risulta notevole osservare da subito la sintonia che si stabilisce tra i due e, soprattutto, i dialoghi che ne discendono: la questione secondo cui un bambino non viene mai preso seriamente, nel film viene stravolta e le teorie che esprimono i personaggi vengono sollevate addirittura con la giusta complessità, il che fa sembrare la disparità tra i due quasi inesistente.



Penguin Highway | Daelar Animation
© Studio Colorido | © Toho


Nel momento in cui i pinguini iniziano ad apparire nella città, la ragazza incarica Aoyama di risolvere il mistero e le origini dell'avvenimento. Il protagonista inizia quindi ad applicare il proprio marchio di logica, ragionando su ciò che osserva sia per cercare una soluzione al fenomeno fantastico, sia per dare al tutto un senso razionale. Mentre la Penguin Highway viene setacciata da Aoyama, che tenta di fondare le proprie osservazioni a partire dalla scienza, diventa presto chiaro che l'intero film si svolge in un mondo in cui le leggi della fisica semplicemente non possono coesistere. La materia fisica si trasforma liberamente, senza aderire ad alcuna legge, e da un certo punto in poi la ragazza sembra essere l'incarnazione dei misteri del mondo: una forma umana che abbraccia il pensiero di Emmanuel Lévinas secondo cui la figura femminile appare come alterità, ovvero come ciò che rompe la continuità della luce [1]. Attraverso un'ambientazione stravagante e fantastica, Penguin Highway argomenta come i bambini percepiscono il mondo. Mentre gli adulti hanno un modo molto procedurale e strutturato di affrontare le problematiche della vita, i bambini spesso esprimono intuizioni alternative proprio perché non sono vincolati dalle stesse metodologie degli adulti. Aoyama, pur desiderando di essere un adulto ed esibendo le capacità deduttive e logiche di qualcuno molto più anziano di lui, mostra al pubblico come ci siano alcuni fenomeni, o miracoli, nel mondo che possono sfidare una spiegazione data con mezzi definiti convenzionali.



Penguin Highway | Daelar Animation
© Studio Colorido | © Toho


Anche lui è sconcertato e colpito dagli scenari a cui assiste e, incapace di formulare un'ipotesi sul perché si presentino il quel modo bizzarro, Aoyama viene trasportato dalla ragazza, scoprendo un nuovo sentimento, quello dell'amore, mentre viene attratto dal mistero che la stessa co-protagonista rappresenta. Penguin Highway è quindi un film sulla curiosità sconfinata e sull'impermanenza della giovinezza e suggerisce che, mentre gli adulti spesso liquidano i bambini perché secondo loro pensano in termini semplici, sono proprio le visioni uniche del mondo infantile ad essere complesse almeno quanto quelle di un adulto, anche se non possono essere strutturate o organizzate nella stessa maniera. Di conseguenza, i pensieri dei bambini possono essere oltremodo interessanti se e quando ci si prende il tempo per comprenderli e per considerarli.


Sebbene la struttura di Penguin Highway appaia turbolenta, a catturare è la cruda curiosità che esprimono i bambini mentre tentano di elaborare ciò che vivono nel mondo. Come il pinguino si è adeguato a quei cambiamenti che lo hanno portato a modificare la propria struttura, il non riuscire a "volare in alto", anche in senso metaforico, non deve essere affatto interpretato come un limite. Ciò che appare negativo, può essere sempre trasformato in una nuova opportunità: il sapere.


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APPROFONDIMENTI


[1] Di Bernardo, Mirko (2006). Emmanuel Levinas: la metamorfosi del femminile come via che conduce all'<<altrimenti che essere>>. Dialegesthai. mondodomani.org