• Isaia Silvano | Daelar Animation

Tenshi no Tamago: l'incubo è genesi

Nel 1985, l'estro artistico di Mamoru Oshii si libera da ogni freno, raggiungendo picchi per i quali il paragone con la cinematografia di Andreij Tarkovsky diventa quasi obbligatorio. Il mondo che viene presentato nell'opera è una terra distrutta dall'apocalisse, ridotta a un cumulo di macerie. Città fantasma che trovano compagnia solamente con ombre vaganti appartenenti a un passato dimenticato e con battaglioni di enormi crostacei rossi simili a carri armati, che sfilano per le strade deserte abbracciate da un fascino grottesco e tetro, rendono questo film poesia visiva di altissimo livello. Le vicende, mano a mano che il film prosegue, catapultano chi le osserva con occhio attento in un ambiente sempre più surreale, con riferimenti alla religione ebraico-cristiana che saranno presenti anche in Ghost In the Shell, sempre di Oshii, nel 1995.


Il complicato intreccio del lungometraggio, messo in scena attraverso una anti-trama sviluppata seguendo una logica lineare, tratta temi classici dei film del regista, quali la ricerca dell'ignoto e l'analisi della realtà, mentre dal punto di vista artistico risulta profondamente legato alla corrente pittorica espressionista, alle interpretazioni dell'Art Nouveau e alle opere secessioniste di Gustav Klimt. Tenshi no Tamago presenta, inoltre, diversi richiami ai film di Stanley Kubrick, al David Lynch di Eraserhead (1978) e alle opere più allegoriche di Tarkovsky, in quanto propone diverse chiavi di lettura dei complessi significati che espongono le sue scene più oniriche, ideali e immaginifiche.



Tenshi no Tamago , Angel's Egg , L'Uovo dell'Angelo | Daelar Animation
© Studio Deen | © Tokuma Shoten

I personaggi presenti nel film sono principalmente tre: una bambina con lunghissimi capelli bianchi, un inquietante soldato senza meta armato di un fucile cruciforme e un misterioso uovo che la fanciulla porta sempre con sé. La bambina è una figura materna e protettiva che deve prendersi cura dell'uovo a ogni costo. La sua ingenuità è dunque sinonimo di innocenza. Il soldato, invece, che dal primo incontro con la ragazzina si interessa molto all'oggetto che essa custodisce, descrive il peccatore, l'essenza dell'egoismo e, soprattutto, dell'animo umano pronto a tutto pur di svelare il senso della propria esistenza. L'uovo rappresenta invece l'ignoto, un ente oscuro dalle potenzialità immaginarie ed irrazionali; racchiude in sé un universo sacro, incommensurabile, rappresentato da un embrione ancora malforme di fenice. Esso interpreta la speranza, la vulnerabilità, la purezza e, inoltre, raffigura la chiave di molte delle domande esistenziali che l'uomo si pone da sempre; una figura analoga, se si vuole, al monolito di 2001: Odissea nello Spazio (1968). Un'altra immagine altamente contemplativa e filosofica rappresentata in Tenshi no Tamago risulta di certo l'enorme conformazione ellittica fluttuante che compare durante l'apertura e la chiusura dell'arco narrativo del lungometraggio. Si tratta della costruzione, ripresa in parte da Katsuhiro Otomo nei segmenti iniziali e conclusivi dell'opera collettiva/antologica Robot Carnival (1987) e in Steamboy (2004), più complessa e imponente del film e viene più volte denominata "il sole meccanico", appellativo che ne descrive quindi una identità al limite tra il divino e l'empireo.



Tenshi no Tamago , Angel's Egg , L'Uovo dell'Angelo | Daelar Animation
© Studio Deen | © Tokuma Shoten


Sulla sua superficie giacciono numerosi congegni, strumenti, fabbriche, camini, strutture architettoniche e sculture a cui, in uno splendido finale che stilisticamente allude alle ultime tavole di Devilman (1972) di Go Nagai (pietra miliare della "nona arte" giapponese), si unisce la bambina dopo aver perduto l'uovo. La parte più interessante della titanica corazzata volante è il suo centro, punto nel quale si colloca un'immensa forma semi-circolare fosforescente simile a un grande occhio che scruta il mondo dall'alto. Il "sole meccanico", nella sua criptica conformazione e dato il suo legame con la protagonista del racconto, simboleggia una visione del mondo post-industriale tanto fantasiosa quanto macabra, una chiara dichiarazione di intenti da parte di Oshii, il quale riprende in modo ancora più eclettico il mito di Urashima Taro, utilizzato nella sua opera precedente Lamù 2: Beautiful Dreamer (1984) [1], per far sprofondare nell'incubo più atavico una realtà - forse la nostra - ormai sia spiritualmente che materialmente deceduta e ombra di sé stessa.


Dal punto di vista tecnico, il film risulta impeccabile grazie alla direzione artistica del celebre illustratore e designer Yoshitaka Amano, grazie a un eccezionale staff di animatori tra cui Yasuhiro Nakura (key animatior di film quali Galaxy Express 999, Night On the Galactic Railroad e Il Castello nel Cielo) e Yoshiyuki Sadamoto (allievo di Amano e character designer di Neon Genesis Evangelion) e, ovviamente, grazie a Mamoru Oshii.



Tenshi no Tamago , Angel's Egg , L'Uovo dell'Angelo | Daelar Animation
© Studio Deen | © Tokuma Shoten


Il regista adotta uno stile statico e tecniche sperimentali d'avanguardia espressioniste - riprese direttamente da maestri tedeschi come Fritz Lang, Robert Wiene e Friedrich Wilhelm Murnau - già utilizzate in Lamù 2: Beautiful Dreamer come, per esempio, fotogrammi fissi per diversi minuti, inclinazioni tra i 30° e i 60° dell'asse di campo, giochi di prospettiva e di simmetria per mezzo di specchi o di riflessi nell'acqua. Il character design, magistralmente progettato sempre da Amano (curatore dei design di Final Fantasy, Vampire Hunter D e Tekkaman), si presenta una surrealista fusione tra il dark e il cyberpunk e si adatta perfettamente ai paesaggi gotici che coronano la qualità visiva di questa favolosa perla dell'animazione mondiale.


Artisticamente, sia lo stile peculiare di Amano, sia l'anti-narrativa plasmata da Oshii diventeranno in futuro un importante faro per alcuni creativi e autori attivi dall'inizio del XXI secolo. Nel medium dei videogames, per esempio, Tenshi no Tamago rappresenta ancora oggi e senza alcun dubbio, assieme al manga dark-fantasy Berserk (1989/2021) di Kentaro Miura, il punto di partenza e l'influenza maggiore delle opere videoludiche prodotte dalla casa di sviluppo FromSoftware e supervisionate o dirette da Hidetaka Miyazaki: Demon's Souls (2009), Dark Souls (2011), Dark Souls 2 (2014), Bloodborne (2015), Dark Souls 3 (2016), Déraciné (2018), Sekiro: Shadows Die Twice (2019) e Elden Ring (2022).



Tenshi No Tamago | Daelar Animation
© Studio Deen | © Tokuma Shoten


Miyazaki, soprattutto nel DLC (DownLoadable Content) The Ringed City (2017) del terzo capitolo della saga Souls, rende espliciti i rimandi stilistici, estetici e - in parte - concettuali a Tenshi no Tamago, creando un personaggio identico alla protagonista del capolavoro di Mamoru Oshii e modellando un universo sospeso, etereo e decaduto che, soprattutto a livello architettonico, riprende in modo praticamente citazionistico lo straordinario lavoro grafico svolto da Yoshitaka Amano per l'opera oshiiana e per l'anime Vampire Hunter D, sempre del 1985.


Se la maggior parte delle scene del film si presentano enigmatiche, lente e dal ritmo contenuto (bensì mai assente), le sequenze de "La caccia ai pesci", che invece costituiscono la parte centrale e più dinamica del lungometraggio, rappresentano la massima espressione artistica del cinema animato giapponese "pre-Akira", ovvero della "settima arte" animata precedente alle rivoluzioni tecniche e sonore portate nel medium da Katsuhiro Otomo e da Tsutomu Ohashi - pseudonimo del compositore e tecnico del suono Shoji Yamashiro - nel 1988. La sceneggiatura ermetica dell'opera è quasi completamente priva di dialoghi, accompagnata da una stupenda e melanconica colonna sonora di Yoshihiro Kanno che, seguendo i dettami atonali della musica classica moderna più incline all'espressionismo e al serialismo, in certi momenti ricorda molto il capolavoro già citato di Kubrick (soprattutto il brano post-seriale Lux Aeterna scritto da György Ligeti nel 1966).



Tenshi no Tamago, Angel's Egg, L'Uovo dell'Angelo | Daelar Animation
© Studio Deen | © Tokuma Shoten


La visione risulta molto intensa e, anche se dura solo 72 minuti, la ricerca della regia e i lunghissimi tempi di narrazione possono mettere a dura prova la concentrazione dello spettatore. Nonostante ciò, dopo Ghost In the Shell e Ghost In the Shell 2: Innocence (2004), Tenshi no Tamago (Angel's Egg) presenta il migliore e più ispirato operato di Mamoru Oshii nel medium dell'animazione e, trattandosi del suo primo lavoro completamente indipendente, l'astruso soggetto che espone, seppur presenti a volte lacune a livello narrativo non indifferenti, soprattutto nel corso dei suoi primi venti minuti, risulta imparagonabile a qualsiasi altro racconto animato nella storia del cinema. Se, infatti, nella seconda parte del lungometraggio il regista sviluppa un intreccio pregno di particolari sia volutamente aulici, sia profondamente personali e in parte imperscrutabili, nella prima metà punta più a descrivere gli ambienti occulti e arcani dell'opera e ad immergervi lo spettatore. L'esperienza che regala un film di tale caratura e profondità, concepito e realizzato esclusivamente per produrre arte, resta tuttora preziosa, indimenticabile, indelebile nei ricordi di chi ama il cinema più onirico e, soprattutto, simboleggia un messaggio di emancipazione culturale ed estetica trasmesso ed esternato, nella storia dell'animazione cinematografica, soltanto da poche altre gemme rarissime come Il Pianeta Selvaggio (1973) di René Laloux, Il Racconto dei Racconti (1979) di Yuriy Norshteyn e Faust (1994) di Jan Svankmajer.


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APPROFONDIMENTI


[1] Curti, Lorenzo (2022). La Fine del Sogno: un'analisi tematica di Cowboy Bebop. Extra. daelaranimation.com