• Isaia Silvano | Daelar Animation

Ponyo sulla Scogliera: un capo d'opera tra estetica e simbolismo

Tra tutti i film diretti da Hayao Miyazaki, Ponyo sulla Scogliera del 2008 è quello che sicuramente denota più elementi, sia narrativi che di design, particolarmente indirizzati all’età dell’infanzia. Le tematiche affrontate in maniera definita in quest'opera, prodotta da Toshio Suzuki dello Studio Ghibli in seguito al successo planetario de Il Castello Errante di Howl (2004), sono l'evoluzione, l’inquinamento e l’instabilità del nucleo familiare, quest'ultimo un disagio sociale molto presente nel Giappone contemporaneo. Infatti, sia la questione ecologica affrontata da Miyazaki, sia la figura paterna completamente assente rappresentata nel film riflettono argomenti che ben si interfacciano al reale "Paese del Sol Levante", una nazione che, soprattutto dopo l'inizio del XXI secolo, sta attraversando delle importanti crisi sia ambientali, sia per ciò che concerne il contesto della persona e quello collettivo degli individui. Il personaggio di Risa, per esempio, ovvero la madre del protagonista maschile che da sola deve badare alla casa, lavorare e seguire il figlio, acquista una delle sfaccettature più nitide dell'ormai reiterato - eppure sempre puntuale e meravigliosamente strutturato - pensiero femminista miyazakiano, uno dei lati più espressivi e concettualmente potenti dell'intera filmografia del maestro.



Ponyo | Daelar Animation
© Studio Ghibli


Oltre a Risa e al bambino Sosuke, risulta interessante anche il personaggio di Ponyo: una pesciolina che, spinta dalla curiosità e dal desiderio di diventare umana, scatena in un incipit di trama - davvero fuori da ogni schema - un nubifragio di dimensioni catastrofiche e, allo stesso tempo, uno straordinario fenomeno di proliferazione della fauna ittica contemporanea e primitiva. L'opera, infatti, si sviluppa a partire da un concetto biblico di apocalisse: un evento misterioso quanto rivoluzionario che si collega in modo lampante al racconto L'Arca di Noè e che, tuttavia, non inserisce a livello narrativo alcuna forma di volere o di intervento divino di tipo volontario. Nel lungometraggio di Miyazaki, ispirato solo in parte alla fiaba La Sirenetta (1837) di Hans Christian Andersen, esiste una dea del mare e la stessa Ponyo, essendo sua figlia, rappresenta di certo un'entità sovrumana. Nel film, tuttavia, la natura divina di alcuni personaggi non vuole raffigurare alcun costrutto teologico, né affrontare tematiche filosofiche complesse se non il legame d'amore che lega, e che deve legare, il mondo degli umani a quello degli dei. Ponyo sulla Scogliera, infatti, è sicuramente il film più "mascherato" del maestro e risulta, a un'attenta visione, sia un'opera volutamente adatta a un target infantile, sia un film nel quale il simbolismo plasma in maniera importante una trama che, se non approfondita, potrebbe risultare quasi banale.



Ponyo | Daelar Animation
© Studio Ghibli


L'opera si presenta di matrice fantasy ma viene, dal primo minuto di visione, attualizzata in un contesto del tutto realistico. Attraverso tale ambientazione, si delinea una storia in perenne equilibrio tra situazioni possibili e avvenimenti più o meno bizzarri frutto della mente di Miyazaki. Nel film, come ne La Città Incantata (2001) e in Kiki Consegne a Domicilio (1989), sono presenti i temi dell’intraprendenza e della crescita personale, argomenti in questo caso espressi sia come psicologici, sia come fisi(ologi)ci: una chiave di lettura della maturazione che diventa vera e propria evoluzione della specie. L'aspetto più originale dell'opera, infatti, si denota proprio nella caratterizzazione sottintesa dei protagonisti. Sosuke e Ponyo vengono rappresentati come personaggi prescelti per migliorare l'umanità, per sostenere un patto d'amore tra la progenie della dea del mare e la specie umana. L'affetto fanciullesco che viene espresso dai protagonisti crea un legame profondo tra i due, una forma di tenerezza che, come in molti film del maestro, annulla molte barriere che convenzionalmente dividono l'amore, rivolto e recepito in ogni sua forma, dall'amicizia. Il lungometraggio, inoltre, si muove attraverso un rinnovato concetto di cambiamento, inteso in questo caso anche come vera e propria mutazione.



Ponyo | Daelar Animation
© Studio Ghibli


La novità all'interno della poetica miyazakiana, infatti, consiste in uno spostamento olistico di tale idea; un pensiero esteso dalle interpretazioni dei personaggi e dagli avvenimenti di trama all'intero impianto tecnico-grafico dell'opera. Il meccanismo di sviluppo di tutta la dinamica dei piccoli protagonisti, quindi, da intellettivo e comportamentale (ovvero da espressione morale del film) diviene prima di tutto genetico e somatico. Ogni componente di Ponyo sulla Scogliera viene infatti influenzata dal processo naturale e progressivo di crescita che attua, forse inconsciamente, un'eccentrica Ponyo mossa solo da istinto, da una pulsione pura ed egocentrica che rivoluziona più di una volta la vita e l'ambiente con i quali essa interagisce.


Il lungometraggio risulta interamente prodotto con tecniche tradizionali, una direzione artistica che non veniva attualizzata nello Studio Ghibli dalla metà degli anni '90, e presenta straordinari ambienti costruiti con una notevole inventiva scenica. Le ambientazioni e, soprattutto, i fondali creati dal genio Kazuo Oga (il più importante background artist della storia dell'animazione giapponese) sono realizzati utilizzando stili pittorici che variano a seconda delle scenografie.



Ponyo | Daelar Animation
© Studio Ghibli


Il colle sul quale si trova la casa di Sosuke, per esempio, è completamente dipinto con acquerelli, mentre i fondali marini sono prodotti con una pittura simile alla tempera. La decisione di mutare e di trasformare persino gli stili e i materiali di disegno, i quali si modificano quasi in parallelo con la sceneggiatura, risulta sempre parte di questa poetica miyazakiana rimodellata che riesce a superare i cliché di alcuni temi concettuali, come quello della crescita, cardine del pensiero del maestro.


Ponyo sulla Scogliera, per questo, risulta non solo un magnifico film d’animazione, bensì una delle opere più complesse e meno universali dello Studio Ghibli. Il lungometraggio, infatti, rappresenta sicuramente l'opera di Miyazaki con più chiavi di lettura dell'intreccio, alcune delle quali non per forza intuitive, e rispetto a molti altri lungometraggi del maestro, che a volte mostrano come unico loro difetto di scrittura una resa troppo meccanica dello svolgimento delle trame, riesce a stupire un pubblico di ogni età attraverso una curata e intelligente sovrastruttura narrativa che, a seconda del grado di interpretazione e di analisi, può risultare più o meno complessa e, soprattutto, avvincente.