• Clara Leone | Redattrice

Richard Rich: un'utopia chiamata Crest Animation Studios

Richard Rich è un regista statunitense divenuto famoso negli anni '90 grazie a film d'animazione, di solito accolti tiepidamente o stroncati dalla critica, noti al grande pubblico per via dell'allora prolifico mercato cinematografico delle edizioni in VHS home video. Rich rappresenta uno degli ultimi grandi artisti indipendenti statunitensi, come Don Bluth e Gary Goldman, favorevoli verso l'animazione tradizionale fino al 2000. Dal XXI secolo, invece, comincerà anche lui, come le principali case di produzione americane, a utilizzare definitivamente il 3D per realizzare le proprie opere. L'artista nasce nel 1951 e il suo percorso nel mondo dell'animazione comincia presso il colosso Disney, studio nel quale lavora inizialmente come animatore per il film in tecnica mista Pomi d’Ottone e Manici di Scopa (1971) e per il classico Robin Hood (1973). Il suo debutto come regista avviene nel 1981, affiancato dai colleghi Art Stevens e Ted Berman, portando sul grande schermo Red e Toby - Nemiciamici, 24° Classico Disney basato sul romanzo La Volpe e Il Cane da Caccia (1967) di Daniel Pratt Mannix. I protagonisti sono un cucciolo di volpe, allevato da una contadina perché rimasto senza famiglia per via di un cacciatore, e un cagnolino destinato a diventare proprio un segugio da caccia. Nel momento in cui i due piccoli si incontrano, incuranti che un giorno saranno predisposti a diventare preda e cacciatore, si giurano eterna amicizia.



Red e Toby | Daelar Animation
© Walt Disney Company


Tuttavia, una volta divenuti adulti, il loro patto verrà messo a dura prova per via alcune vicissitudini che collocheranno i due protagonisti l'uno contro l'altro. Red e Toby - Nemiciamici rappresenta uno dei classici più sottovalutati della filmografia disneyana e, sebbene il team di sviluppo abbia modificato in modo importante la storia del romanzo aggiungendo al racconto alcuni personaggi e tematiche come l'amicizia, del tutto assente nel libro, il film si presenta come uno dei pochi lungometraggi mainstream che, agli inizi degli anni '80, riesce a proporre situazioni cupe come, per esempio, la sequenza iniziale nella quale la mamma di Red scappa disperatamente per salvare il suo cucciolo, oppure la "pseudo morte" di Fiuto, il mentore di Toby. Altre scene intense e drammatiche del film sono, per esempio, la contadina che abbandona per amore Red nella foresta e l'incontro con il grizzly durante il finale. La pellicola gode di un ottimo comparto artistico e, attraverso colori caldi e freddi profondamente armonici, riesce a creare contrasti atmosferici per rappresentare fedelmente e visivamente le sensazioni dei personaggi. Red e Toby rappresenta l'ultimo progetto disneyano nel quale partecipa Don Bluth prima di lasciare lo studio e, inoltre, presenta nel proprio team di animatori giovani artisti del calibro di Brad Bird (Il Gigante di Ferro, Gli Incredibili, Ratatouille) e Tim Burton (Edward Mani di Forbice, Big Fish, La Sposa Cadavere).



Red e Toby | Daelar Animation
© Walt Disney Company


Il lungometraggio non ottiene un risultato eccelso al botteghino, ma con il tempo riesce a farsi apprezzare maggiormente dalla critica e dal pubblico, tanto da ricevere un midquel (o interquel) direct-to-video nel 2006: Red e Toby 2 - Nemiciamici, pellicola scarsa e priva di contenuti interessanti che, inoltre, toglie al film originale tutta la propria sensibilità e la propria drammaticità. Il classico di Rich, Stevens e Berman, anche se complessivamente riuscito, non è esente da difetti. La sua pecca principale si dimostra la paura del team di sviluppo di voler osare fino in fondo per rendere la trama realmente cruda e agghiacciante, come risulta in particolar modo quella di Bambi (1942). Fiuto, per esempio, dopo la caduta dalla ferrovia doveva inizialmente morire [1] e perciò dare al lungometraggio una vera carica tragica, tuttavia nella versione pubblica del film riesce miracolosamente a salvarsi. Fortunatamente, la bellissima amicizia tra Red e Toby, insieme al finale dolceamaro, riesce a salvare il film da alcune pessime scelte stilistiche come, per esempio, l'inserimento nella storia di personaggi comici e di macchiette prive di contesto e di ogni forma di caratterizzazione. Richard Rich, dopo il suo buon debutto come regista, continua a lavorare per la Disney e nel 1985, sempre assieme a Ted Berman, dirige il suo secondo lungometraggio: Taron e La Pentola Magica. Il film presenta incongruenze nella trama e personaggi dimenticabili che non mostrano alcuna evoluzione, tuttavia resta ancora oggi un prodotto in parte da lodare per aver cercato di proporre una versione del tutto inedita dei classici della casa di Topolino.



Taron e La Pentola Magica | Daelar Animation
© Walt Disney Company


Il lungometraggio, infatti, si presenta come un'opera dark-fantasy per ragazzi con sequenze abbastanza memorabili che tuttora potrebbero terrorizzare il pubblico dei più piccoli. Sebbene non risulti all'altezza di autori del calibro di Ralph Bakshi, regista che - tra i tanti suoi lavori avveniristici - con Fire and Ice aveva proposto nel 1983 una storia cruda e violenta di natura sword and sorcery, soprattutto grazie alla direzione artistica dell'illustratore Frank Frazetta (Conan Il Barbaro), il tandem Rich & Berman riesce dunque a realizzare un coraggioso flop, sia economico sia artistico, più apprezzabile per le intenzioni che per la propria qualità generale.

Nel 1986, Richard Rich lascia la Disney e fonda i Rich Animation Studios, casa di produzione che viene immediatamente acquistata dalla Nest Family Entertainment. Il regista, durante tutto il resto del decennio, realizza cortometraggi - tratti dalla Bibbia - indirizzati a un pubblico infantile. Negli anni '90, invece, comincia la produzione del suo film più famoso ed acclamato, L'Incantesimo del Lago, che esce nel 1994 e che fa conoscere Rich in tutto il mondo. L'adattamento animato più famoso del balletto di Cajkovskij, anche se si rivela inizialmente un insuccesso al botteghino data la presenza de Il Re Leone (1994) in sala nello stesso periodo, con l'uscita in home video diventa presto uno dei lungometraggi non Disney più visti e amati della fine del XX secolo, un successo che in futuro porterà la casa di produzione di Rich a realizzarne diversi seguiti.



L'Incantesimo del Lago | Daelar Animation
© Rich/Crest Animation Productions | © Nest Family Entertainment


Il film narra le vicissitudini di Odette, principessa che viene rapita dallo stregone Rothbart per farla sua sposa e, di conseguenza, per poter conquistare il regno del defunto padre della ragazza. Per ricattare Odette, il villain la trasforma in un cigno con un incantesimo che permette alla principessa di poter assumere la propria forma umana solo di notte. Grazie all'aiuto del suo amato, il principe Derek, la ragazza riuscirà a liberarsi dalla maledizione, a sconfiggere Rothbart e a vivere il suo sogno d'amore. Il film segue abbastanza fedelmente l'opera originale, aggiungendoci personaggi non presenti nel balletto e un lieto fine del tutto assente nella storia messa in scena da Pëtr Il'ic Cajkovskij, la quale si conclude invece con la morte dei due amati. Artisticamente, L'Incantesimo del Lago gode di un ottimo comparto d'animazione, soprattutto visto che viene realizzato da un piccolo studio. Dal punto di vista musicale, invece, il lungometraggio viene accompagnato da canzoni orecchiabili ma non sempre attinenti con la storia. Infatti, la struttura narrativa del racconto funziona, tuttavia soffre di un solo ma grave e indiscutibile difetto, ovvero che si rifà in maniera troppo importante ai canoni "rinascimentali" Disney, finendo dunque per risultare a volte una pessima imitazione dei celebri musical animati della casa di Topolino. Il film aveva la possibilità di svilupparsi seguendo degli schemi diversi da quelli disneyani, come per esempio non creare una storia d'amore utilizzando come espediente scatenante il classico e inflazionato colpo di fulmine, oppure realizzare atmosfere più tetre, meno sognanti e meno fiabesche.



L'Incantesimo del Lago | Daelar Animation
© Rich/Crest Animation Productions | © Nest Family Entertainment


Se Richard Rich avesse osato, il suo lungometraggio animato sarebbe risultato sicuramente un film notevole e sarebbe stato meno criticato alla sua uscita. L'incantesimo del Lago si presenta dunque un film interessante e da recuperare per poter riscoprire la bellezza dell'animazione tradizionale. Al contrario, sono assolutamente da evitare i seguiti prodotti e diretti dallo stesso regista, che di fatto dopo il successo riscontrato grazie alla vendita delle VHS decide di realizzare due sequel per ragioni prettamente economiche: L'incantesimo del Lago 2: Il Segreto del Castello (1997) e L'incantesimo del Lago 3: Lo Scrigno Magico (1998). In queste due pellicole è difficile trovare qualcosa di buono poiché l'animazione risulta meno curata, il racconto diventa improvvisamente un fantasy puro e cambia l'intero intreccio generale della trama senza colmare, narrativamente, nulla di quello che il primo film aveva lasciato in sospeso e creando, dunque, soltanto buchi di sceneggiatura e situazioni che, se viste nel loro insieme, non reggono secondo alcuna logica. I personaggi, inoltre, diventano irritanti, alcuni inutili e creano problemi alla macro-storia della saga, risultando quindi caratterizzati senza un minimo di buon senso.


Nel 1999, Rich torna al cinema con Il Re ed Io. Il film è un adattamento animato di un musical del 1956 tratto dal romanzo omonimo (1944) di Margaret Landon, scrittrice che nel proprio racconto riporta su carta il viaggio in Siam intrapreso dall'educatrice e attivista inglese Anna Leonowens.



Il Re ed Io | Daelar Animation
© Rich/Crest Animation Studios | © Nest Family Entertainment | © Warner Bros.


La protagonista si dirige nel Sud-est asiatico per educare i figli del re Mongkut, uomo molto chiuso e tradizionalista che impone delle regole molto rigide nel suo regno, norme che prontamente non vengono accettate e che vengono messe in discussione dalla donna. Il team di sviluppo idealizza un progetto interessante ma il risultato finale si presenta un'occasione del tutto sprecata. In primo luogo, non viene mostrato niente della terra del Siam e, di conseguenza, l'opera filmica manca di un qualsiasi confronto tra la cultura orientale e quella occidentale. Nel lungometraggio, infatti, si preferisce dare spazio alle spalle comiche, personaggi di contorno che creano spesso situazioni imbarazzanti senza che vi sia, invece, alcun tipo di approfondimento dei protagonisti e dei loro conflitti interiori. L'antagonista è sempre uno stregone, dalle idee molto conservatrici, che cerca in tutti i modi di ostacolare i piani del re e che cambia continuamente idea sui propri intenti. Inoltre, il villain utilizza dei poteri magici senza alcun reale contesto. Infine, le canzoni che accompagnano il lungometraggio sono le stesse del musical del 1956 e solo poche di esse risultano gradevoli da sentire, poiché si presentano quasi sempre stridenti con la narrazione e non approfondiscono né la storia, né i personaggi. Il film risulta infatti un flop al botteghino e nel 2000 la Nest Family Entertainment decide di vendere lo studio di Richard Rich ai Crest Animation Studios.


Nello stesso anno, per il mercato home video esce The Scarecrow, lungometraggio d'animazione inedito in Italia tratto dal racconto Capo-Piumato (Feathertop) di Nathaniel Hawthorne.



Scarecrow | Daelar Animation
© Rich/Crest Animation Studios | © Nest Family Entertainment | © Warner Bros.


Il film narra la storia di uno spaventapasseri, personaggio che prende vita grazie a una maga e che per anni veglia su Polly, una giovane contadina che sogna di lasciare il suo villaggio dopo una vita trascorsa a lavorare. La giovane, infatti, deve riscattare i propri debiti per potersi liberare dalle grinfie del governatore Grisham, un uomo arrogante che, incurante dei sentimenti altrui, chiede insistentemente a Polly di sposarlo. Lo spaventapasseri, grazie a una piuma magica donata dalla maga, diventa umano e resta vicino alla giovane contadina per tutto il film, senza mai fare scoprire alla ragazza la propria vera identità. Il racconto da cui viene tratto il lungometraggio rappresenta uno degli scritti più poetici e malinconici di Hawthorne, una fiaba che parla di rassegnazione e di accettare la crudele realtà esattamente per come essa di presenta. Rich rimuove nel suo film tutta la drammaticità del racconto originale e, ancora una volta, cerca di rendere a tutti i costi la propria opera d'animazione fruibile affinché, soprattutto i bambini, possano rimanere affascinati da una trama che, invece, risulta a dir poco superficiale. Il film, inoltre, non gode di un comparto artistico eccellente e, nel susseguirsi degli eventi, si presenta sviluppato in maniera frettolosa. Un difetto della storia d'amore tra i due protagonisti, per esempio, è che essi non mostrano alcun legame o alcun punto in comune, come invece accade spesso nelle fiabe di natura romantica.



Scarecrow | Daelar Animation
© Rich/Crest Animation Studios | © Nest Family Entertainment | © Warner Bros.


Il conflitto interiore del protagonista è inesistente perché lo spaventapasseri teme di non essere accettato per via della propria natura. Polly, tuttavia, non scopre mai la verità sulla sua reale identità e tale mancanza di epilogo concettuale si presenta un'occasione mancata, una falla evidente del racconto che, dunque, manca a tutti gli effetti di una morale sull'accettazione del diverso. La storia, infatti, non esprime alcun messaggio, positivo o negativo, e sicuramente si presenta meno cinica rispetto a quella del racconto originale di Hawthorne.


Nel 2001 esce al cinema La Voce del Cigno, lungometraggio animato tratto dal libro per bambini omonimo di Elwyn Brooks "E. B." White, celebre autore di romanzi per ragazzi quali Le Avventure di Stuart Little (1945) e La Tela di Carlotta (1952). La pellicola parla di un cigno di nome Louis, nato senza voce e quindi impossibilitato a comunicare con i propri simili, che per conquistare il suo amore platonico, Serena, impara a suonare una tromba rubata dal padre in un negozio di strumenti musicali. Mentre il genitore comincia a vivere con terribili sensi di colpa a causa del furto, il protagonista, scoperto il sacrificio del padre, intraprende un viaggio fino a Philadelphia per poter guadagnare dei soldi e quindi pagare la tromba. Il film è rivolto a un pubblico prettamente infantile e, dunque, presenta spesso vicende e sequenze che per essere comprese e accettate richiedono una totale "sospensione dell'incredulità".



La Voce del Cigno | Daelar Animation
© Rich/Crest Animation Studios | © Nest Family Entertainment | © TriStar Pictures


Nonostante ciò, anche quest'opera di Rich non regge sia in termini di scrittura, sia in termini tecnici. L'animazione, infatti, risulta ad oggi abbastanza invecchiata e, inoltre, i protagonisti non trasmettono quasi nulla allo spettatore. La disabilità di Louis, per esempio, viene trattata in maniera approssimata e di sicuro non rappresenta il punto focale della storia. La trama principale, inoltre, si presenta quanto mai confusa dato che Serena fa intendere da dall'inizio che è innamorata del protagonista. Serena, infatti, deve solo dimostrare al resto dei cigni, e soprattutto all'antagonista-bullo del film, che vuole stare con Louis e, alla fine, la coppia viene accettata da tutto il gruppo senza alcuna complicazione. Anche in questo lungometraggio le canzoni risultano molto evitabili e, nuovamente, Richard Rich cerca di avvicinarsi ai canoni mainstream e disenyani del cinema animato occidentale senza, tuttavia, riuscire a realizzare un'opera di qualità. Nel film, infatti, il regista non inserisce, sotto qualsiasi punto di vista, elementi originali o peculiari che possano risultare riconoscibili e unici agli occhi del pubblico.


Negli anni a seguire, dopo aver lavorato senza sosta tra la fine degli anni '90 e l'inizio del XXI secolo, il regista continua a produrre animazione, curando, per esempio, la saga Alfa & Omega e altri sequel dell'Incantesimo del Lago, film realizzati con una computer grafica scadente e privi di qualsiasi legame con il primo lungometraggio della sua casa di produzione.



La Voce del Cigno | Daelar Animation
© Rich/Crest Animation Studios | © Nest Family Entertainment | © TriStar Pictures


Attualmente, dopo aver concluso ogni forma di business possibile riciclando in qualunque modo il suo unico successo finanziario, Rich lavora come animatore per la Dreamworks Animation, studio tra i più importanti e prolifici dell'animazione statunitense. Il regista, dagli inizi degli anni Duemila, non si espone più sul grande schermo e, dunque, la propria filmografia rappresenta alla fine un insieme di opere abbastanza godibili ma piuttosto deboli rispetto a quelle del colosso Disney, oppure rispetto a quelle di autori e di altri professionisti del settore che negli anni hanno osato cercando di proporre qualcosa di originale e allo stesso tempo di funzionale per il vasto medium dell'animazione cinematografica. Richard Rich, negli anni più attivi della sua carriera, è rimasto troppo attaccato alla formula disneyana per essere sicuro di non fallire economicamente, risultando perciò mediocre e sicuramente poco impegnato. Nonostante questo, i suoi film esprimono ancora oggi un lato profondamente nostalgico. Osservando le sue opere animate, infatti, si percepisce la mancanza della tecnica tradizionale, di quei musical orecchiabili e di quei personaggi che, nel bene e nel male, rimangono tuttora perfetti prodotti del loro tempo. Alcuni lungometraggi di Rich, dunque, sono sicuramente da dover recuperare sia per poter capire in quale modo, negli anni '90, le case di produzione indipendenti si dovevano adeguare ai canoni stilistici del Rinascimento Disney (1989/2000) per non fallire miseramente da un giorno all'altro, sia per ricordare i tempi, ancora non troppo lontani, in cui l'animazione occidentale era ancora profondamente legata al 2D e cercava di stupire un pubblico affamato di magia attraverso film romantici e fiabeschi.

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APPROFONDIMENTI


[1] AA.VV. (2003). Passing the Baton - The Making of The Fox and The Hound. Walt Disney Company. Sean Dudley. [extract - Youtube]